/cat·te·drà·le/

Il Katà Métron era un termine che esprimeva, nella cultura greca antica, il concetto di “giusta misura”, inteso come contenimento del desiderio e come concezione dell’esistente che rispecchi la misura stessa dell’uomo. L’esistente e il vissuto erano concepiti in stretta connessione con la dimensione umana e con ciò che da essa ne deriva.
Osservando quelle porzioni di territorio urbano che sono state soggette a forti processi di industrializzazione sorge spontanea una riflessione riguardo a cosa sia rimasto, all’interno di queste imponenti costruzioni, della “giusta misura” derivante dalla dimensione umana.
Ci si trova di fronte a cattedrali laiche, sovradimensionate, che non assolvono più al compito che viene generalmente attribuito a una cattedrale, ovvero quello di fungere da elemento aggregatore, fisico e spirituale, di una comunità. Si genera invece un processo di desertificazione di quest’ultima, che viene resa evanescente e difficilmente identificabile.
È lecito quindi porsi l’interrogativo di dove si possa percepire una presenza umana che rispecchi la “giusta misura” di cui si è appena trattato. Non certo all’interno delle cattedrali industriali, in cui tutto è stato generato non tenendo conto della condizione umana. Solo ai margini di queste, emergono i primi segni di una presenza umana che ritorna a essere percepita come “a misura d’uomo”.
Ponendosi con una predisposizione visiva simile al concetto di punctum teorizzato da Roland Barthes, si possono cogliere questi elementi marginali. I quali, pur evidenziando un’attività dell’uomo che ritorna a “misure” più consone alla propria natura, testimoniano al tempo stesso quel processo di inaridimento provocato da insediamenti industriali che sfuggono alla concezione umana dell’esistente.


“M’è appena venuta in mente una cosa. Ma tu ce l’hai un’idea di che cos’è una cattedrale? Cioè, di che aspetto hanno? Se qualcuno ti dice «cattedrale», tu hai un’idea di che cosa sta parlando?”

[Raymond Carver. “Cattedrale”]


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agg. e s. f. [dal lat. tardo cathedralis, propr. «della cattedra»]. – 1. Chiesa c., e più comunem. la cattedrale s. f., la chiesa principale della diocesi, dov’è la cattedra, o trono, del vescovo. 2. Appartenente alla chiesa cattedrale: capitolo c. (v. capitolo); canonici c.; benefici c., ecc. Scuole c. (o episcopali, o vescovili), nel medioevo, scuole istituite presso la sede vescovile, rette dal vescovo e dal capitolo. 3. Nel linguaggio giornalistico e politico, c. nel deserto, locuz. coniata dall’uomo politico Luigi Sturzo (nel 1958) per indicare grandi e costose imprese industriali (generalm. a carico dello stato) in zone considerate inadatte (nel caso specifico, in Sicilia), ripresa poi e generalizzata, sempre con tono polemico, con riferimento a impianti industriali dislocati in aree depresse, senza un’adeguata previsione della funzionalità delle infrastrutture esistenti, e perciò sproporzionati, antieconomici, incapaci di dare avvio a un reale processo d’industrializzazione.

[Enciclopedia Treccani]